Indimenticabile Costa dei Gelsomini. Appartamenti 100 mt. effettivi dal mare
completamente arredati in incantevole quadrifamiliare.

 

 

Siti e Monumenti - Bruzzano Vecchio

Bruzzano Vecchio

Bruzzano Zeffirio è un piccolo paesello distante una manciata di minuti dalla Strada Statale 106. Le origini del borgo sono molto antiche e alcuni studiosi le fanno risalire al periodo della dominazione romana.

Recensione e Foto

 

Siti e Monumenti - Gerace

Gerace

Per chi avesse il piacere di soggiornare nelle strutture dell'indimenticabile costa dei gelsomini, non dovrà rimandare una gita a Gerace, graziosa cittadina poco distante dal capoluogo calabro, degna di interesse per le sue bellezze monumentali e paesaggistiche.

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Altre Strutture da visitare:

 

Cattedrale-Bova RC
La cattedrale, costruita nei primi secoli d.C., è situata in posizione preminente rispetto al centro urbano. Di istituzione bizantina o normanna, la chiesa, che è dedicata a Maria santissima dell’Isodia, è una costruzione solenne e austera a struttura romanica. Ha un interno a tre navate divise da pilastri che reggono archi a tutto sesto. Le opere più importanti sono la cappella del Sacramento, realizzata da maestranze siciliane specializzate nella lavorazione di marmi policromi intarsiati, e la statua della Madonna “Isodia” col Bambino, posta su uno scanno di marmo che riproduce lo stemma civico di Bova.
Gli scavi effettuati hanno riportato alla luce numerose tombe e l’antica chiesa normanna.

 

Cattedrale-Gerace RC
La Cattedrale di Gerace è la più vasta chiesa della Calabria, con i suoi 26 m. di larghezza e 73 di lunghezza, ed anche quella che presenta, ancor oggi, numerose incognite stilistici.
Da recenti scavi archeologici è stata individuata una cripta, databile intorno al VII-VIII sec., di origine basiliana su cui, successivamente nel tempo, si sono succedute varie costruzioni.
Il grandioso edificio bizantino-normanno dedicato all’assunta è stato consacrato per la prima volta nel 1045, parzialmente ricostruito in seguito al terremoto del 1184 e riconsacrato, una seconda volta, nel 1222, presente l’imperatore Federico II.
Nel 1431-1433 il conte Caracciolo riedificò l’abside centrale e quello di destra, avanzando il corpo architettonico. Tra il XV e XVI sec. fu più volte ricostruito in seguito ai terremoti, dal vescovo Troilio Carafa, dal Cardinale Antonello Saulio e dal vescovo Vicentini anche se in modo parziale.
Col sisma del 1783 fu ridotto a un cumulo di macerie a cui si aggiunsero atti di vandalismo, famoso il tentativo delle truppe di occupazione francese di appropriarsi delle colonne magnogreche.
Abbandonata per oltre 40 anni ogni ipotesi di ricostruzione, solo tra il 1808 ed il 1818 il vescovo Pellicanó, studioso di antichità, tra enormi difficoltà e con denaro proprio, ricostruì la cattedrale cercando di rispettare la pianta originaria del tempio.

Essa è costituita da un grande corpo basilicale, pianta a croce latina, ad orientamento bizantino, transetto, cupola, coro, abside maggiore con un'abside minore a sinistra: tutte ricostruite in epoche diverse, - l'abside di destra ha dato posto alla cappella del Sacramento nel corso di questo secolo - e, inoltre, sagrestia, cripta, tre navate separate da 20 colonne classiche, che reggono archi a pieno centro.
Il ritmo delle colonne è interrotto a metà della navata da un pesante pilastro.
Dette colonne appartenevano ai templi pagani della Locri magnogreca.
La copertura ricostruita è a capriate di legno, tipico delle basiliche paleocristiane, mentre sulla crociera si eleva la cupola che è maschera ottagonale.
Sotto il transetto ed il coro si trova la cripta le cui volte a crociera ribassate poggiano su una miriade di colonnine.
Alla cripta si collegano la cappella del seicento della Madonna dell'Itria e la cappella del trecento di San Giuseppe, cui si accede dall'esterno tramite un portale scolpito in stile gotico.
Sull'altare è posta una bella statua della Vergine con il Bambino.
L’impatto che la parte absidale dà al visitatore, vista da piazza Tribuna, è quello di una poderosa fortezza, sia per l’altezza sia per la compattezza delle pareti in pietra calcarea con modanature rettilinee; mentre, in alto, presenta archi trilobati e le due absidi, come bastioni, fuoriescono con rigonfiamenti semicircolari dalla parete.
Ai lati due corpi di fabbrica che ne completano l’effetto.
All'esterno le pareti longitudinali sono ritmate da lesene con archi a pieno centro, entro i quali sono inserite le monofore che illuminano le navate laterali.
Questo motivo lo troviamo anche sull'unica abside superstite.
Sulla parte opposta vi è la facciata principale a capanna, quasi completamente disadorna, l'unica decorazione consiste in una cornice ad archetti pensili sopra il portone centrale che presenta un finestrone strobato a semplici fasce su piani arretrati, in puro stile romano.
Le navate laterali in passato avevano ingressi autonomi: quello lato mare è ancora esistente, mentre l'altro, coperto dal grande campanile, a metà Ottocento venne danneggiato e poi riedificato su un solo piano.
Tutto l’edificio è pervaso da una sobrietà stilistica unica, all’insegna di una severa semplicità morfofunzionale.
Una curiosità: il progettista del tempo ha ricreato un'illusione ottica, infatti al devoto che ha appena varcato la soglia dell'ingresso principale del tempio l'altare appare lontanissimo; al contrario se posto vicino all'altare, l'ingresso appare vicinissimo.

 

Santuario della Madonna della Grotta Bombile Ardore Rc
Sulla costa ionica a pochi chilometri verso l'interno da Ardore Marina si trova questo piccolo paesello, con poco più di 100 abitanti.
Sembra che Bombile abbia origine remota e che il paese discenda dalla città che i Greci chiamarono Orra Locron, ed i Romani Uria, fondata da Idomeneo re di Creta.
Il paesino si sviluppa sulla cresta di una collina a picco sulla fiumara di Condojanni da un lato e dal vallone della grotta dall'altra. Le case sono costruzioni basse e a due piani, sulle cui tegole di copertura sono appoggiate dei massi affinché non vengano portate via dal vento che su quest'altura soffia forte. Le stradine non sono più larghe di due metri.
Il suo nome deriva dal greco e significa "ape ronzante" per la presenza di molti alveari nelle campagne circostanti. Secondo altri studiosi invece il nome si riferisce a Cumbile che dovrebbe significare zona di Catacombe.
Oltrepassando il paesello nella sua via principale si presenta davanti un profondo vallone con uno strapiombo. A mezza valle si trova il Santuario della Grotta incassato con le sue strutture nella fiancata della rupestre roccia di arenaria erosa qua e là dal vento e dall'acqua.
Per giungere fino al santuario occorre scendere attraverso una scalinata di ben 142 alzate tagliate nella molassa che permettono di superare un dislivello di circa 28 metri. Infine si giunge sul terrazzo della struttura monastica
Il silenzio e la solitudine del luogo vengono interrotti dal sibilare del vento grecanico, che soffia forte contro le nude pareti di arenaria creando un'atmosfera surreale di misticismo eremitico.

 

Chiesa Santa Maria della Vittoria-Staiti
La Chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria delle Vittoria, a ricordo del successo dei Cristiani a Lepanto, contro i Musulmani nella Battaglia del 7 ottobre 1571. I lavori di restauro terminarono nel 1699 ed in quella occasione fu posta una lapide, sul portale, a ricordo dell'avvenimento che segnò una svolta decisiva dell'affermazione del cattolicesimo sull'islamismo.

All’interno della chiesa è possibile ammirare una scultura del Gagini raffigurante una Madonna col Bambino in marmo bianco datata 1652

 

Chiesa San Leo Bova Rc
La chiesa di san Leo è situata su di un costone roccioso su cui poggia l’abitato di Bova; è la chiesa più frequentata all’interno del nucleo urbano.
La chiesa, nel suo interno, custodisce opere e tesori d'arte di epoche diverse. Sulla facciata principale si trova il portale, unico elemento decorativo per ciò che concerne l'esterno, sul cui frontespizio è scolpito lo stemma della città e sotto di esso l'anno 1606. Non possono sfuggire le evidenti analogie stilistiche con il portale della chiesa dell'Immacolata.
L'interno della chiesa, a pianta rettangolare, ad unica navata, presenta alle pareti preziosi stucchi ottocenteschi. Ai lati della navata si trovano diverse cappelle, in fondo nell'abside si erge il sontuoso e ricco altare maggiore. La Cappella delle Reliquie di San Leo, di stile barocco, è datata 1722; è dono dei fratelli Marzano per grazie ricevute dal Santo. In tale Cappella è collocato un altare marmoreo composto da quattro colonne in marmo colorato datato 1732, in un' urna d'argento riccamente cesellata si conservano le reliquie del Santo; di pregevole fattura è anche la statua d'argento, a mezzo busto, di San Leo.
Particolare menzione merita l'Altare Maggiore, di grande monumentalità, con la statua di San Leo in marmo bianco, collocata in una nicchia policroma, opera di Pietro Bernini. Il Santo tiene con la mano sinistra un'accetta rotta, la statua, alta m. 1,60 poggia su uno scannello ottagonale marmoreo su cui è riportato al centro lo stemma civico tra due stemmi di vescovi di Reggio Calabria e Bova.

 

Chiesa del Battista e Chiesa Ortodossa a Galliciano -Condofuri
Gallicianò " il paese più Greco d'Italia ", definito "L' Acropoli della Magna Grecia". Attraverso un "dromo" percorso da curve e strapiombi, si arriva alle prime case. Qui si parla perfettamente il greco, gli usi ed i costumi sono direttamente figli di un'antica cultura greca che predominava questa zona della Calabria. Interessante è visitare il piccolo tempio di Santa Maria della Grecia, in cui i monaci bizantini praticano ancora il rito ortodosso, all’interno vi è l’icona (cm 21 x 30) che rappresenta la Madonna della Grecia, mentre al suo esterno, emerge un semplice campanile circondato da antiche abitazioni abbandonate, ora in via di restauro.
Non tutto è greco a Gallicianò, pregevole è la chiesa del Battista con una statua del XVI Sec. e due fonti battesimali del 1508 e 1683.

 

Santuario San francesco-Gerace
Nella Chiesa di San Francesco, grandioso edificio gotico del 1252, con splendido portale arabo-normanno, si possono ammirare i magnifici influssi della Gerace barocca negli splendidi altari e nell’arco trionfale.

 

Duomo di Reggio Calabria
La cattedrale di Reggio Calabria è il tempio più ampio della Calabria, fu riedificato nel 1928 a seguito del terremoto del 1908 che lo ha danneggiato profondamente. Il vecchio duomo sorgeva accanto all'attuale via Castello e si inoltrava verso il corso Garibaldi (est-ovest) ed era identico a quello distrutto dal terremoto del 1783.

La leggenda si rifà ad un primo tempio cristiano costruito sulle rovine di uno pagano dedicato ad Apollo Maggiore. Con l'editto di Milano, emanato nel 313 d.C., in quasi tutto l'impero i templi pagani vennero trasformati in chiese cristiane, ed è quindi probabile che l'allora vescovo abbia adottato il Tempio ad Apollo Maggiore, uno dei più sontuosi della città, a chiesa cristiana. Dal IV al IX sec. non si hanno notizie certe.

Le prime informazioni documentati sulla cattedrale reggina risalgono al 1453 e al 1477 con l'arcivescovo Mons De Ricci che aggiunse un campanile, a terra isolata, alla cattedrale di cui prima era sprovvista.

Secondo alcuni studiosi tale tempio presentava analogie sensibili e perfette con la cattedrale di Cefalù nella forma, nella pianta e nelle dimensioni.

Durante il XVI sec. la chiesa venne, per due volte, saccheggiata e bruciata dai turchi: la prima nell'anno 1574, l'altra nel 1594. Dopo tali occasioni il tempio venne sempre restaurato.

Nel 1741 Mons. Polou riedifica un nuovo tempio, il quale, pochi decenni dopo, nel 1783, venne distrutto dal terremoto e, ancora una volta, ricostruito da Mons. Capobianco, con una struttura a croce latina e a tre navate.

La cattedrale presenta un’architettura neoromanica nella facciata e gotica nel soffitto. La facciata si presenta con quattro torrette traforate sormontate da cupole. Sulla parte centrale una trifora è sormontata da un rosone; sulla scalinata di accesso, vi sono le monumentali statue di S. Paolo e S. Stefano di Nicea, primo vescovo di Reggio, opera dello scultore Francesco Jerace.

I tre portali d’ingresso, in bronzo, sono opera degli artisti Nunzio Bibbò, Luigi Venturini e Biagio Poidimani.

All'interno il tempio è a tre navate divise da colonne portanti. Sulla navata di sinistra si aprono otto cappelle. L’abside è poligonale, il soffitto è a capriate scoperte con cassettoni policromi. Lungo le navate trovano ubicazione le cappellette con i monumenti sepolcrali dei vescovi.

Nella parte terminale della navata destra, ai piedi della grande tela di Minaldi, sec. XIX, che raffigura la consacrazione di S. Stefano Vescovo di Reggio da parte di S. Paolo, si trova, protetto da un’urna di vetro, un tronco di colonna che secondo la tradizione sarebbe quella del prodigio di S. Paolo.

Per essere ascoltato dai Reggini e convertirli l’apostolo avrebbe chiesto al popolo di poter parlare giusto il tempo che si consumasse un mozzicone di candela acceso posto lì accanto su una colonna.

Mentre Paolo predicava il mozzicone si consumò ma la fiammella non si spense e continuò a sprigionare la sua fiamma dalla colonna.

Nell’abside centrale l’altare è in stile romanico, opera dello scultore calabrese Concesso Barca (sec. XX), con la cattedra arcivescovile in marmo, opera di A. Monteleone (sec. XIX). Al centro l'altare basilicale di Antonio Berti, decorato con un bassorilievo in bronzo.

La cappella del Sacramento è il più significativo monumento barocco della città, è a pianta quasi quadrata. Fu edificata nel 1655 da Placido Brandamonte di Messina.

Le pareti sono decorate con intarsi a mosaico fiorentino del sec. XVIII. Lateralmente presenta con otto nicchie in cui trovano posto le statue di alcuni santi .

L’altare presenta ai lati quattro colonne monolitiche gialle e sopra un pregevole dipinto, olio su tela, che raffigura il sacrificio di Melchisedeck, di Domenico Maroli (1665).

Da settembre a novembre, il Duomo ospita la Vara della Madonna della Consolazione, Patrona di Reggio, che nella restante parte dell’anno dimora presso il Santuario dell’Eremo.

 

Borgo di Bova -R C
Ancora oggi, vecchia di secoli e sempre bella di un fascino arcano, Bova si erge alta e maestosa arroccata sulle pendici di un colle, una delle basse alture del sistema montuoso aspromontano.
Il tempo ha modificato le sembianze del “nido di falco” ma la modernità non è riuscita a cancellarne la storia che si può ancora oggi toccare e ammirare tra gli spazi del piccolo borgo.
La città di Bova (in greco Vùa) ha origine antichissima. Secondo la leggenda, una regina armena avrebbe guidato il suo popolo sul monte Vùa, nel cui nome appare chiaro il riferimento alla presenza del bue, cioè a una terra adibita al pascolo dei buoi.
Il paese si trova su una rocca a 820 m. sul livello del mare.
Centro grecanico tra i più importanti del comprensorio jonico, conserva ancora nei monumenti, nell’arte musicale, nella cucina, nell’artigianato e soprattutto nella lingua, il suo ricco patrimonio culturale.
Le case che hanno l’aspetto di essere nate dalla roccia, da lontano, appaiono come un tappeto disteso ai piedi del castello. In alto si erge la Cattedrale con il campanile costruito su una rupe , e la chiesa di San Leo, luogo di memorabile preghiera.
Molti sono i monumenti da visitare oltre quelli sopra citati, la Torre Normanna, il Museo Paleontologico e i vari palazzi signorili.

 

Borgo di Galliciano a Condofuri RC
Gallicianò è un borgo di circa 200 abitanti, frazione del Comune di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria; è definito “l’Acropoli della Magna Grecia”.
È l'unico borgo che è attualmente interamente ellenofono, infatti, è noto in tutta l'area per l'alta conservatività rispetto alle tradizioni grecaniche non solo in ambito linguistico ma anche musicale, gastronomico e rituale.
Gallicianò è definita "l'Acropoli della Magna Grecia": è un piccolo centro arroccato sui promontori dell'area grecanica che si affaccia sul versante destro della fiumara Amendolea. Qualche centinaio di abitanti (prevalentemente anziani) abita le viuzze dedicate alle divinità greche e custodisce la memoria storica dei Greci di Calabria: la lingua grecanica, l'arte della tessitura delle ginestre, dell'intaglio del legno secondo forme bizantine.
Attraverso un “dromo” percorso da curve e strapiombi, si arriva alle prime case “vucita”, e subito dopo qualche chilometro si giunge al paese, che appare all’improvviso. È circondato da montagne e il nucleo abitativo si distribuisce attorno alla piazza con la chiesa di San Giovanni Battista.
Nei pressi dei ruderi della Chiesa bizantina della Madonna della Grecia è stata ricostruita l'omonima chiesetta, che nel 1999 venne consacrata dal metropolita Iennadio. Una volta al mese viene celebrata la messa secondo il rito greco-ortodosso. La chiesetta è affidata al monastero di S. Giovanni Theristis di Bivongi.
I gallicinensi sono un popolo tipico di pastori, amanti del canto e del ballo, inoltre un tempo era un fiorente allevamento del baco da seta; oggi ha l’aspetto tipico dei borghi montani con le sue costruzioni antiche e un piccolo anfiteatro che si affaccia sulla valle dell'Amendolea.
Solitario, nascosto, come a volersi isolare dal resto del mondo, adagiato sulla montagna a 621 metri di quota, quasi sospeso fra cielo e terra, stretto in un perenne bilico che rivela la natura caparbia di questa gente dagli inconfondibili tratti somatici, testimoni indelebili di grandi fatiche. È questo l’ultimo avamposto della grecità calabrese.
Da ricordare, inoltre, la lavorazione della ginestra per la realizzazione di tessuti, ancora eseguita da abili mani.

 

Come raggiungere Galliciano’
Dall’Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti” di Reggio Calabria, poi utilizzare i mezzi di trasporto presenti in loco.

Da Reggio Calabria il collegamento è assicurato dalla Superstrada 106 Jonica Taranto – Reggio Calabria, arrivati alla fine di Condofuri Marina, prendere il bivio per Amendolea – Chorio.

Ferrovie dello Stato, da Nord e da Sud, la stazione di fermata è Condofuri, poi utilizzare i mezzi di trasporto presenti in loco

 

Pro Loco Gallicianò – Condofuri
Tel.: + 39 0965 784476
Borgo di Palizzi Superiore Reggio Calabria
Palizzi, borgo tra i più belli dell’area, dominato da uno sperone di roccia sul quale è edificato il castello: “Nessun posto più selvaggio né più straordinario di Palazzi può attirare l’occhio di un artista”, scrisse il viaggiatore inglese Edward Lear nel 1847. Il centro storico conserva fantasiose soluzioni architettoniche, con scalinate, vicoli, sottopassaggi, un ponte ad arco sopra la fiumara. Al centro, la cupola bizantina della Chiesa di Sant’Anna, con statua in marmo del XVI secolo attribuita alla scuola del Gagini, da visitare la Chiesa cinquecentesca della Madonna del Carmine.

 

Borgo di Staiti- Reggio Calabria
Staiti è sorto come casale intorno al 1500, ad opera di pastori e contadini.
Eleonora Staiti gli diede il nome e lo stemma della sua casata.
Contrariamente alle precarie condizioni economiche di quasi tutti i Comuni del Regno di Napoli,
nel XVII secolo, Staiti poteva vantare un florido bilancio.
Staiti rappresenta il tipico esempio di borgo medievale, perfettamente conservato. La disposizione a terrazza delle abitazioni, con le tegole cotte dal sole ed invecchiate dal tempo gli e dalle intemperie, gli conferisce l'aspetto inconfondibile degli agglomerati dell'Italia meridionale, costruiti in posizione impervia ed elevata, per sfuggire ai pirati e alle zanzare.

 

Sito Archeologico di Casignana
IL SITO:
si trova in contrada Palazzi tra Bianco e Bovalino. Anticamente, su questa linea costiera, doveva passare la strada di collegamento tra Locri e Reggio.

NOTIZIE STORICHE:
nel 1963 il passaggio di un acquedotto ha evidenziato le strutture di una villa. Costruito alla fine del I sec. d.C., l’impianto restò in funzione fino al 450 d.C. quando iniziò l’attività progressiva di abbandono del sito.

TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE:
la villa di tipo romano si caratterizza per avere il più grande repertorio di mosaici noto in Calabria. Le strutture sono pertinenti agli impianti termali della pars urbana.
Gli archeologi hanno individuato quattro fasi costruttive:
quella attualmente visibile è l’ultima (IV sec. d.C.), caratterizzata dal gusto per le piante centrali con forme curvilinee; a questa vanno riferiti tutti mosaici policromi, tranne quello raffigurante thiasos marino risalente al III sec. d.C.: questo si compone di quattro figure femminili che cavalcano quattro animali (un cavallo, un toro, una tigre e un leone, tutti e quattro con la cod di pesce). Il polo della planimetria sembra costituito da un ambiente ottagonale con pavimento mosaicato a piccole tessere, in origine coperto a volta in cui si può riconoscere il calidarium. Una serie di vasche e masaici abbellisce e movimenta l’architettura.

Come Arrivare:
o da AEROPORTO “T. MINNITI” REGGIO CAL. : imboccare la SS106 in direzione TARANTO, proseguire per BRANCALEONE, entrare in CASIGNANA.
o da AEROPORTO DI SANT’EUFEMIA- LAMEZIA TERME: imboccare la A3 in direzione REGGIO CALABRIA, prendere l’uscita in direzione ROSARNO – PORTO GIOIA TAURO, seguire la direzione SGC-GIOIOSA JONICA-POLISTENA, attraversare SIDERNO,LOCRI, proseguire per BIANCO, entrare in CASIGNANA.
o da AREROPORTO S.ANNA di CROTONE: imboccare la SS106 in direzione CATANZARO, continuare sulla E90 direzione ROCCELLETTA, BADOLATO MARINA, proseguire per BIANCO, entrare in CASIGNANA.

In treno: scendere alla stazione di BIANCO

 

Castello Carafa di Roccella Jonica
Il castello sorge presso la costa, su una collinetta che domina l'abitato.
L'aspetto attuale risale al '700, quando i Carafa, feudatari di Roccella dal 1480 al 1806, lo ristrutturarono trasformandolo in residenza signorile, le fortificazioni annesse al castello persero di importanza, ne ebbe così inizio l’abbandono. E’ a pianta quadrangolare con un piccolo cortile quadrato, si sviluppa su tre piani collegati da un'ampia scala a due rampe a sinistra dell'ingresso, e da una più piccola a chiocciola. Dalla disposizione planimetrica degli ambienti e da altri elementi, la Martorano suppone che nell'edificio settecentesco siano state inglobate strutture più antiche.
L’elemento che lo caratterizza dal punto di vista stilistico è un balcone che si affaccia sul lato ovest sorretto da mensole con maschere antropomorfiche di stile barocco e concluso in alto con due elementi che richiamano la forma di due ali.
Collegata al castello, ma antecedente, è la torre di Pizzofalcone costruita poco lontana. La torre cilindrica, priva di scarpa e circondata da un muro di protezione presenta caratteri angioini e quindi costituì il primo nucleo difensivo.

 

Castello Feudale Gioiosa Ionica
Il castello medievale di Gioiosa Ionica sorge a strapiombo lungo il corso della fiumara Gallizzi, a cinque chilometri dalla costa, sulla sommità di un promontorio roccioso.
Il complesso, infatti, eccezione per il lato prospiciente il fiume, si ritrova completamente circondato dalle antiche abitazioni civili. Il castello è a pianta triangolare e presenta due torri dislocate agli angoli esposti ad oriente e occidente. All’interno di tale perimetro si trovano alcuni ruderi fra i quali un’ampia stanza priva di copertura e un imponente scalinata che conduceva ai piani superiori.
L’ingresso è posto sull’antico fossato. A tale ingresso si accede un ponte in muratura con annessa scalinata. Al di qua del fossato si trova un edificio signorile che nella prima metà del seicento fu adibito a palazzo baronale e dimora del feudatario.

 

Castello Normanno di Bova
Il castello del X-XI sec., ridotto ormai a rudere, sorge in cima ad uno sperone roccioso dal quale domina il borgo. Scarse sono le notizie su di esso ma certo è che era fondato direttamente sulla roccia. Le pareti rimaste si presentano su tre piani: in basso un salone cui si accedeva da un corridoio coperto da un solaio ligneo, sopra qualche stanza, nel piano superiore una cappelletta a pianta rettangolare.
Sulla sommità del castello è ancora rilevabile l’impronta di un piede, “l’impronta della regina” che secondo una leggenda antichissima, sarebbe quella della regina che abitò il castello, che fece incidere il suo piede come simbolo del proprio potere.

 

Castello Normanno di Gerace
Il castello di Gerace sorge proprio in cima alla rupe rocciosa sulla quale si sviluppo' l'originario centro abitato. Edificato secondo alcuni nel corso del VII° secolo d.C., il maniero esisteva di certo gia' a meta' del X° secolo, periodo in cui arrivarono i bizantini, che lo devastarono insieme alla citta'.
Ristrutturato e potenziato dai Normanni intorno al 1050, esso andò soggetto nel corso del tempo a diverse distruzioni, causate principalmente da terremoti, e a conseguenti ricostruzioni e rimaneggiamenti.
Circondato da possenti mura di difesa, il castello, del quale rimangono ruderi di singolare bellezza, possedeva ingegnosi sistemi di canalizzazione delle acque piovane, un grande pozzo, un piccolo oratorio bizantino, funzionante fino al XVII° secolo, con abside arricchita da decorazioni pittoriche, un ponte levatoio che si apriva sul lato orientale della rocca, un'ampia sala d'armi, detta sala di "Mileto", un bel cortile interno, come testimoniano le tracce del colonnato.
Interessanti sono soprattutto i resti dell'imponente torrione centrale, a pianta cilindrica, di lunghi basamenti monolitici, e di pareti realizzate con blocchi megalitici. Nella zona antistante al castello vi e' un ampio piazzale, detto "Baglio", probabilmente dal nome di un magistrato che nella piazza emetteva le sentenze, riservato un tempo al commercio e alle attività militari; da questo si gode del bellissimo panorama sul paese di Antonimina, con i suoi impianti termali.

 

Castello di Palizzi
Per la posizione dominante, i resti di questo castello feudale creano un’atmosfera di mistero. Era considerato dagli abitanti un luogo di protezione; vi si rifugiavano per sfuggire alle incursioni dei nemici.
E' stato dichiarato dal Ministero ai Beni culturali Monumento Nazionale. Non si hanno notizie certe relative alla data di costruzione dell'edificio, ma su una lapide posta all'ingresso si legge in latino che nel 1580 era "cadente per vecchiaia".
Nel 1751 venne ricostruito dalla famiglia Colonna.
Da un certificato risulta che nel 1751 il castello era cinto da mura con due torrioni. All'interno c'era una grande scala con una sola finestra, la cucina, una camera con soffitto di tavole rotto, una serie di altre stanze, magazzini e cantine. Attualmente il castello non versa in buone condizioni. Ancora visibili i muri perimetrali (su cui si notano una serie di finestre ogivali), parte della mura di cinta e una torre illuminata da due finestre ogivali.

 

Sito Archeologico di Marina di Gioiosa
Il Sito:
Non si conosce l'antico nome della località in cui è posta oggi la moderna Marina di Gioiosa Jonica. Testimonianze archeologiche dimostrano un nucleo abitativo in età ellenistica e successiva, visto la grandiosità delle opere rinvenute era da considerarsi sicuramente un centro importante. A Sud del fiume Sagra, (odierno Torbido) finivano gli ipotizzati confini di Kaulon ed attribuire a Kaulon la fondazione della città, ma occorre la testimonianza archeologica. Oltre al teatro si è scoperto, non lontano da esso, un edificio termale. È probabile che il teatro sorgesse in ambito urbano. Scoperto casualmente nel 1882 e portato alla luce nello stesso anno, fu il primo edificio scavato dalla Soprintendenza del Bruzio e della Lucania. La conclusione degli scavi avvenne nel 1925.

Testimonianze Archeologiche:
L'edificio, costruito in pietra calcarea e laterizio, ha il koilon aperto in direzione del mare (verso Sud-Est), come gran parte dei teatri dell'Italia meridionale. Tale direzione di esposizione, solitamente digradante verso il mare, è per utilizzare la preziosa scenografia naturale ma anche religiosa. Le grandi Dionisie ateniesi dicono, che tali feste del dio del vino e del teatro avvenivano all'inizio della primavera, quando il mare torna di nuovo placido dopo le tempeste invernali.
Per ovviare all'inconveniente del terreno pianeggiante, il teatro di Gioiosa fu costruito su un aggestus di terra e sabbia. Soluzione che risulta efficace solo per gli edifici di piccole dimensioni, come ad Agrigento. A Gioiosa, nel perimetro esterno, l'aggestus risultava più alto, ma si è avuto un cedimento strutturale: per questo motivo manca tutta la parte superiore della cavea e si è solo ritrovato l'angolo terminale inferiore del muro esterno. Tale muro costituiva un vero proprio anàlemma lungo il perimetro del pendio artificiale, atto a contenere la terra.
Il teatro di Marina di Gioiosa Jonica costituisce un esempio intermedio nel passaggio dal teatro greco a quello romano, i cui estremi evolutivi sono costituiti, secondo la catalogazione classica, dal teatro greco addossato e dal teatro romano costruito. Il pendio rinforzato presente a Gioiosa costituisce dunque una tipologia intermedia, il teatro di Pompeo, il cui anno di costruzione, il 55 a.C., può essere considerato, con quello di Marina di Gioiosa Jonica, lo spartiacque tra il tipo greco e quello romano. Diviso in 5 settori, 4 scale, doveva aveva 20 file di posti. Delle 20 file se ne sono conservate solo 10. È stata calcolata così una capienza di ca. 1200 persone. Nella prima fase la cavea era perfettamente semicircolare, come gli edifici teatrali di Metapontion e di Rhegion.
Si noti come l'evoluzione costruttiva non avvenga a Roma, anche per il ben noto rifiuto della Romanitas per le rappresentazioni, ma nel resto della penisola e talvolta in zone come l'Italia meridionale che, seppur lontane dal centro del potere, conservavano ben forte la tradizione ellenica del gusto teatrale. In conclusione, il teatro ha avuto vita in fase tardo-ellenistica databile al II sec. a.C. e risulta essere così uno dei più tardi teatri ispirati alla tipologia architettonica greca. Il teatro continuò a vivere almeno fino al IV sec. d.C . In ogni caso l'edificio offre la testimonianza del passaggio graduale tra il tipo del teatro greco tradizionale e le forme evolute di quello romano non più addossato o scavato in una collina, ma costruito su costruzioni. Il teatro di Marina di Gioiosa Jonica rappresenta una tappa di tale cammino evolutivo, ancora lontano dalle soluzioni architettoniche dei teatri romani. L'edificio è importante perché nasce in una fase in cui tale evoluzione è ancora pienamente in atto, testimoniandone un suo passaggio. Se inoltre accettiamo che abbia continuato a vivere sino all'età tardo-antica, avremmo una testimonianza utile per affermare che, al di là del periodo aureo tardo-ellenistico e romano, la cultura teatrale è rimasta in vita in queste regioni ancora a lungo, almeno sino alle soglie del Medioevo.

Come arrivare:
- da AEROPORTO “T. MINNITI” REGGIO CAL. : imboccare la A3 in direzione SALERNO, prendere l’uscita in direzione ROSARNO – PORTO GIOIA TAURO, seguire la direzione SGC-GIOIOSA JONICA-POLISTENA
- da AEROPORTO DI SANT’EUFEMIA- LAMEZIA TERME: imboccare la A3 in direzione REGGIO CALABRIA, prendere l’uscita in direzione ROSARNO – PORTO GIOIA TAURO, seguire la direzione SGC-GIOIOSA JONICA-POLISTENA.
- da AREROPORTO S.ANNA di CROTONE: imboccare la SS106 in direzione CATANZARO, continuare sulla E90 direzione ROCCELLETTA, BADOLATO MARINA e proseguire per GIOIOSA JONICA.

In treno: scendere alla stazione di GIOIOSA JONICA

 

Museo Agrumario
Reggio Calabria è la capitale dell'industria delle essenze e dei prodotti derivati dagli agrumi. All'interno di una delle stazioni sperimentali sono esposte le macchine per la lavorazione degli agrumi; di particolare interesse la macchina da bergamotti Gangeri, progettata nel 1840 da Nicola Barillà.

Luogo: Reggio Calabria
Indirizzo: Via Generale Tommasini, 2
Telefono: 0965/24315

Giorni di apertura: Lunedi, Martedi, Mercoledi, Giovedi, Venerdi

 

Museo Archeologico Nazionale della Calabria di Reggio Calabria
Il Museo Nazionale di Reggio Calabria è uno dei più importanti musei archeologici non soltanto del Meridione ma anche d’Italia ed offre ai visitatori una raccolta sostanziosa del patrimonio archeologico della Calabria, con splendide testimonianze della civiltà della Magna Grecia e con le eccezionali sculture greche in bronzo rinvenute nel mare di Riace e di Porticello.
Il Museo ha più di cento anni: il primo nucleo fu istituito nel 1882 dal Comune di Reggio Calabria, con collezioni archeologiche, etnografiche e di pittura. I reperti degli scavi eccezionalmente proficui di Paolo Orsi, che dal 1890 al 1924 iniziò la ricerca archeologica a Locri, Medma, Hipponion,Crotone ed in altri importanti centri della Magna Grecia, costituiscono la parte più importante del Museo Nazionale che è continuamente accresciuto dagli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria.
L'attuale edificio si sviluppa su quattro piani e fu progettato da Marcello Piacentini nel 1932 secondo i più moderni criteri museali.
Al pian terreno è esposta la sezione preistorica. Qui si può ammirare il calco del graffito rupestre con figure di bovini, dalla grotta di Papasidero (CS).
Al primo piano, oltre all'esposizione dei materiali provenienti da Reggio, Medma, Caulonia, Krimisa e Laos è possibile ammirare la vasta sezione numismatica.
Al piano inferiore del Museo, la sezione di Archeologia subacquea presenta varie testimonianze ed i due straordinari rinvenimenti sottomarini costituenti i due Bronzi di Riace. Al secondo piano, invece, è possibile ammirare la sezione d'arte medievale e moderna, con opere in buona parte risalenti alle collezioni del soppresso Museo Civico, tra cui importanti quadri di Antonello da Messina e Mattia Preti.

Indirizzo
Piazza De Nava, 26 - Reggio Calabria
Reggio Calabria
tel.: +39 - 0965 812255 - 812256 - fax: 0965 25164
email: archeorc@arti.beniculturali.it
www.museonazionalerc.it/

Orari
9 – 19 con ingresso fino a mezz’ora prima della chiusura

Giorno chiusura
Primo e terzo venerdì del mese

Costo ingresso 4 €

Servizi:
- Visite guidate
- Si intendono generalmente a richiesta e su prenotazione

 

Museo Dell'Artigianato Tessile, della seta, Costume e moda Calabrese
Nel piccolo Museo sono esposti costumi tradizionali calabri e abiti d'alta moda, disegnati da stilisti calabri. La tradizione tessile del territorio è illustrata attraverso l'esposizione di macchinari per la lavorazione della seta e di altri tessuti, come il lino, il cotone, la canapa.

Luogo: Reggio Calabria
Indirizzo: Via Re Ruggero, 9
Telefono: 0965/23129
Giorni di apertura: Lunedi, Martedi, Mercoledi, Giovedi, Venerdi

 

 

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