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L’oasi nel deserto
di sabbia
Testo di Cecilia
Martino
L'unico
promontorio integro della costa ionica reggina, Capo
Bruzzano, è stato riconosciuto anche come uno
degli undici litorali più belli d’Italia.
"A Capo Bruzzano,
spiaggia estesa ed incontaminata, incastonata da una
splendida scogliera, caratterizzata da un vasto arenile
costellato da fiori di mille colori e dal profumo intenso
e dalle formazioni rocciose della scogliera curiosamente
scolpite, nel corso dei secoli, dalle maree e dal vento".
Con questa motivazione la costa rocciosa di Capo Bruzzano,
o Zefirio, che si estende nel territorio del comune
di Bianco, in provincia di Reggio Calabria, ha ricevuto
(in data 21-22 luglio 2005) il premio da Legambiente
come una delle undici spiagge più belle d’Italia.
Chi ha la fortuna,
l’intraprendenza o semplicemente la voglia di
avventurarsi percorrendo la Statale ionica 106 (E90)
fin dove l’impatto turistico non ha ancora lasciato
alcun segno, non tarderà a comprendere la comparsa
di Capo Bruzzano nell’alveo delle undici perle
del Mediterraneo. Fin’ora riservata a pochi amanti
del trekking, estimatori del posto, turisti in avanscoperta,
la spiaggia dell’unico promontorio integro della
costa ionica reggina ha l’aspetto di un miraggio
cromatico in mezzo a un deserto di sabbia, dove i contrasti
non esitano a manifestarsi da ogni angolatura possibile.
Rilievi bassi argillosi
a ridosso della spiaggia a Sud fanno da contrappunto
alla larga spianata alluvionale costiera a Nord, senza
soluzione di continuità; e ancora falesie e scogli
a dipingere un litorale alternativamente sabbioso e
ciottoloso, reso spettacolare dalle ardite costruzioni
in roccia plasmate dal vento e dal mare. Dalla sommità
del Capo, a 90 metri, si può abbracciare con
un unico sguardo l’ampiezza di questo paesaggio
contrastato, dove non mancano elementi tipicamente locali,
come la vecchia ferrovia (oggi in fase di ristrutturazione)
dove ogni tanto ancora passa qualche littorina sbuffante
che, vista dalla spiaggia, sembra sospesa nell’aria.
Un’unica
distesa di sabbia, finissima e bianca, è in realtà
separata da elementi naturali quali falesie e scogli,
sì che vengano considerate due le spiagge “falcate”
di Capo Bruzzano (tra l’altro profondamente diverse
tra loro per morfologia e tipo di ambiente) quella prima
e quella dopo la punta del promontorio. Più sabbiosa
l’una, con tanto di dune, decisamente rocciosa
l’altra. Un vero e proprio tavolato di roccia
affiorante, quest’ultima, che crea le famose piscine
d’acqua, dette anche “pozze” (da cui
il nome di “scogliera delle pozze”), con
fondali ricchi di saraghi, muggini e mormore, particolarmente
graditi ai sub.
Tra il capo e la
“scogliera delle pozze” si estende una lunga
parte di litorale dove il tratto più saliente
sono le matte di Posidonia oceanica, la pianta marina
più significativa dell’habitat jonico.
E’ qui che il verde dominante si eleva come oasi
nel deserto, a mascherare la scogliera sottostante,
quasi a proteggerla, nascondendola come scrigno prezioso
dove trovano rifugio, tra i numerosi anfratti, pesci
e molte altre specie marine.

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